DI DISOCCUPAZION VIRTù

QUESTA SEZIONE è DEDICATA ALLE VOSTRE STORIE, AL VOSTRO MODO DI INGEGNARVI.

LA PRIMA STORIA è DI VALERIA MAESTRA E DELLA SUA “SINDROME DA DISOCCUPAZIONE SPASTICA”

Checchè se ne dica, a tutti noi, poveri comuni mortali del ventunesimo secolo, viventi in questo schifo di posto (l’Italia) in uno schifo di periodo storico, costretti a rimettersi sui libri per fare l’ennesimo concorso o a elemosinare per un “semplice tirocinio gratuito”, è capitato di arrivare in un momento della vita in cui bisognava dare una svolta al piattume che ci aleggiava intorno, più per necessità personale che per far contenti dei genitori altamente preoccupati.

E allora, per rianimare vite di noialtri giovani disoccupati, siamo arrivati ad accettare il semplice flusso naturale del nostro corso di studi, della serie “Hai studiato medicina?? E il medico devi fare!”  Magari essere riuscita a passare quei test.. a quest’ora ero in America a fare importanti ricerche sulle cause dei foruncoli intestinali e me la starei altrettanto spassando in ferie già da giugno per aver guadagnato troppo…

E invece no, sono qui a raccontarvi cosa mi ha portato a fare la “sindrome da disoccupazione spastica”: dopo una fantastica laurea in Scienze della Formazione, preceduta da un celeberrimo Diploma Magistrale (che ai miei tempi si vociferava fosse l’ultimo anno che forniva una qualche opportunità, che ho capito solo dopo molto), un Master in Ambiente e relativo stage in azienda (abbastanza al largo dalla Puglia da poter sperare di riprendermi dal trauma post-laurea e da sperare nella “luce fioca di un lavoro”), eccomi, a fine estate 2011, ancora al verde, senza traccia di un  lavoro (se non con una possibile ed ampia carriera come cameriera, nella migliore delle ipotesi) e solo con un pensiero in testa: ma chi me l’ha fatta fare?

Poi l’ingegno, quel piccolo barlume di intelligenza, che lasciamo appena nell’antro dell’Università pubblica (uno strano posto popolato di molti sogni…tutti abbastanza strani), mi ha portato a fare quello che avevo escluso da tanto: da grande avrei dovuto fare…LA MAESTRA!

E così, ancora incredula per aver compilato una domanda per un mestiere che ho sempre considerato come “ultima spiaggia”, sono giunta appunto, con i miei poveri piedini, verso l’ultima spiaggia…domanda consegnata alle scuole di Treviso…lontanuccio ma buono! Tentar non nuoce!

E così sia… tanto non mi chiameranno mai…

Qualche mese fortunato a lavorare per un contratto di tipo occasionale al Comune (no, non sono la solita raccomandata!) e poi…il panico…le telefonate…con prefisso 0422…

“Salve Signora Maestra….” E io penso “Maestra a chi???”

“C’è una supplenza al I circolo…due giorni”…

Altre inaspettate telefonate, tutte da scuole diverse…ecco a cosa serviva il Diploma Magistrale conseguito entro il 2002!!!

E, a conti fatti, mi vien da dire: “Ma tutti questi soldi spesi tra Master, stage, e quaqquaraqquà per cosa? Era così semplice trovare un lavoro???”

Bene, alla prima telefonata rispondo: “No, sono ancora in Puglia”…e penso…mi sa che mi tocca.

Sembra il racconto tratto dal Diario di una sfigata che non ha capito un cavolo della vita!

La mente continua ad avanzare inesorabilmente tante domande: ma invece di fare Scienze della Formazione a Lecce avrei potuto fare Scienze della Formazione Primaria a Bari…almeno mi abilitavo a INSEGNANTE PER LE SCUOLE PRIMARIE (materna ed elementari, per intenderci); e poi prima di spararmi corsi a destra e a manca avrei potuto fare benissimo avviarmi a questa strepitosa carriera…ma, in fondo, badiamo bene, avrei potuto smettere di studiare manuali di Pedagogia, evitare di passare le nottate a capire che voleva esattamente Immanuel Kant dalla nostra vita (e nonostante la Laurea, non l’ho capito ancora!) e fare l’ESTETISTA (cit. Valeria De Vito).

Di certo si guadagna meglio! Se noti, le estetiste sono donne in carriera (con uomo e figli a carico), assurdamente piene di impegni, amiche con cui dirsi “Tesò, caffè da me o da te oggi?”, parenti stretti delle parrucchiere (per scambiarsi gossip sulla figlia del nuovo vicino che esce sempre con ragazzi diversi…ma guarda un po’…non c’è più religione.. e intanto pensi: Beata lei!) e con tanto, tanto lavoro…

Ma non tergiversiamo! Eravamo a me e alla mia decisione: partire o non partire?

Ebbene, la risposta è chiara, altrimenti a che pro fare la domanda a Treviso?

Era la metà di febbraio e urgeva stabilire il giorno: il 12 (di lì a pochi giorni) sarei partita con l’aereo, destinazione Veneto.

Che ventata di allegria! Un bel periodo di lavoro intenso, sveglia ogni mattina alle 7 per attendere le fatidiche chiamate giornaliere…mese di febbraio e marzo volati, ad aprile un concorso (evviva i concorsi del Nord perché pare non ci sia l’ombra di un raccomandato!!! Io…l’ho passato!), Pasqua a casa, ritorno a fine aprile nel capoluogo veneto, fino a fine maggio…

Non sono mancati weekend fuori, con gli amici conosciuti nella struttura residenziale (ovunque tu sia, l’importante è la compagnia!).

Beh, che dire della spensieratezza con cui affrontavo le giornate…avere un posto “semi-fisso” da precaria alle prime armi ti dà la quasi-tranquillità che cercavi.

Senza pensare alle voci dei bambini quando, al primo giorno, chiusa la porta dal bidello (o COLLABORATORE SCOLASTICO, che dir si voglia), grondante di sudore freddo per l’ansia della “prima volta”, mi son sentita dire “SIGNORA MAESTRA, SIGNORA MAESTRA!!!”.

E lì pensi “Allora Dio esiste!!!”

E credi che quell’ultima spiaggia di cui parlavi tanto, che tanto hai evitato, che hai rinchiuso nel cassetto più sperduto, non l’avresti mai fatto… ma nella vita mai dire mai!

Cari miei colleghi inoccupati (cambiamo ogni tanto termine, dai, altrimenti siamo ripetitivi!), non disperate! Intanto non mi resta che dire…ARRIVERCI A SETTEMBRE!

3 thoughts on “DI DISOCCUPAZION VIRTù

  1. Brava signora maestra!!!!!! Allora da settembre sarai lì al nord? E poi, perché ultima spiaggia? Dai bambini si può prendere molta più ispirazione che dagli adulti! Loro, nella loro innocenza, hanno il mondo in mano e lo vivono per come si presenta (non essendo ancora vittime delle sindromi di pippe mentali). Quindi, hurrà, auguri!

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