IO NON RINUNCIO…DENUNCIO

give up

Sapete cos’è un diritto? Io No, me lo sono fatto spiegare dal dizionario:

Un diritto è: 3 Ciò che ogni cittadino può giustamente rivendicare di fronte alla comunità (dizionario Corriere)

Sono INCAZZATA NERA non con il mondo, ma con i datori di lavoro che ti chiedono di RINUNCIARE PER LAVORARE. Rinunciare a cosa? Ai tuoi diritti.

CI sono datori di lavoro che per risparmiare assumono disoccupati pluriennali, in modo che i contributi vengano versati da papà Stato, e per avere un ulteriore risparmio ti chiedono di rinunciare ai tuoi soldi meritati. Un semplice foglietto, in cui il lavoratore RINUNCIA A: 13esima, 14esima, ferie pagate, TFR e possibilmente assicura di stare bene 365 giorni l’anno per non dovere andare in malattia, RINUNCIA ad avere figli perchè sostituire una maternità ha un costo e l’azienza non può permetterselo. E papà Stato che prima sancisce i tuoi diritti, te li fa togliere con molta facilità, basta un foglio firmato.

SICURO??? Sicuro che la tua azienda non può permetterselo? o ti sta solo ricattando perchè sa che devi lavorare per poter vivere?

Io rinuncio solo se il primo a rinunciare è chi mi paga, se tu rinunci rinuncio anche io. Se tu non rinunci al tuo lauto stipendio e alle 13esime, 14esime ecc ecc, evidentemente i soldi ci sono e quindi una parte la voglio anche io…e non perchè sono buona…ma perchè mi spetta di DIRITTO.

Finchè accetteremo tutto a testa bassa le cose non cambieranno, finchè gli stronzi continueranno a privarci dei nostri diritti le cose non cambieranno. E se non ci muoviamo e non facciamo qualcosa non abbiamo neanche il DIRITTO A LAMENTARCI.

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17 thoughts on “IO NON RINUNCIO…DENUNCIO

  1. Già, sempre la stessa vecchia storia…eppure…qualche volta la giustizia trionfa…l’ispettore del lavoro obbliga ad un piano di rientro e a riassumere i lavoratori in cassa integrazione, per giunta con ritardi di 12 mesi, sì perché alcune aziende siccome non ti hanno in simpatia chiamano altri, approfittando del fatto di essersi consorziati o associati…ma poi tu lo vieni a sapere…si sa i pettegolezzi corrono, e qualche volta servono a qualcosa, almeno qualche volta un pettegolezzo a fin di bene

  2. un vero schifo e la cosa piu’ deprecabile è che fanno tutto questo giocando sul bisogno che la gente ha di lavorare e perchè sanno che se tu vai via ce ne sono altri 1000 che arrivano e qualcuno prima o poi sottostarà alle peggiori condizioni..sfruttamento degno dei migliori avvoltoi. Va denunciato sicuramente sempre ma non biasimo chi non lo fa…tante volte davvero per estremo bisogno. C’è gente oggi che si accontenta di mangiar pane e cipolla pur di “sopravvivere” e accetterebbe di tutto. Ad ogni modo io concordo con te….Denuncia SI!.

  3. però mettiamoci di fronte ad alcune aziende. ci sono imprese che devono pagare enormi tasse, circa l’80% del loro fatturato. tra imu, tares, iva ANTICIPATA E contributi vari devono purtroppo togliere un 80% al profitto totale. Il diritto è una situazione soggettiva tutelata dallo stato e riconosciuta come tale erga omnes, o limitatamente a certe situazioni. ci sono state purtroppo negli anni persone che hanno profittato di questi sacrosanti diritti trasformandoli in vere pretese al di là di ciò che sancisce la legge. la maternità è un diritto, ma approfittarsene per avere uno stipendio senza lavorare è una pretesa. pensa a quante donne, aggiungo anche insegnanti, che non solo non facevano il loro lavoro, ma addirittura si assentavano per interi anni pur di approfittare di ciò che lo stato garantiva loro. e dall’altra parte insegnanti precari, poste in bilico fra un lavoro e la disoccupazione, hanno vissuto per anni una situazione di dubbiosa fragilità, fra l’avere uno stipendio e il non averne proprio.
    ma passiamo al settore privato. una mia parente lavora in un’importante azienda come capo di un settore specifico. l’azienda rischia la chiusura nonostante sia sempre in attivo per via della legge Monti che vuole privatizzare certe aziende che hanno determinati rapporti con lo stato. per non perdere il posto, in assemblea hanno deciso di rinunciare alla 13sima e a parte dello stipendio pur di trasformare la s.r.l. in consorzio e quindi dimezzare il capitale sociale imponibile dallo stato. è una pretesa necessaria questa, da parte dell’azienda, se vuole mantenersi attiva.
    poi. ricordi la famosa legge 104 che permette, a chi ha un parente malato, di ottenere un avvicinamento presso la propria provincia per poter assistere allo stesso parente? bene, c’è gente che ha falsificato le carte pur di avere il posto vicino casa, che magari non gli spettava. a discapito di chi magari aveva figli con handicap e ha rinunciato per sempre al posto di lavoro.
    diritti si, ma approfittarsene no!

    • La PRESSIONE FISCALE si scarica IN PRIMIS sullo STIPENDIO LORDO dei LAVORATORI DIPENDENTI, indi per cui è RIDICOLO che le aziende facciano le “vittime” e diano la colpa alle TASSE.
      Il problema è il TASSO DI CAMBIO. Non avendo + FLESSIBILITA’ nel MERCATO VALUTARIO ( soprattutto se si fa parte di 1 UNIONE MONETARIA ) per COMPETERE con l’ESTERO in termini di EXPORT bisogna IMPORRE FLESSIBILITA’ nel MERCATO del LAVORO.

    • “Quando paesi strutturalmente diversi adottano 1 UNICO TASSO DI CAMBIO FISSO, se si verifica uno SHOCK ESTERNO, come una RECESSIONE GLOBALE, è necessario che nei paesi in maggiore difficoltà i lavoratori accettino di FARSI TAGLIARE i SALARI o di EMIGRARE all’ESTERO in cerca di lavoro. In alternativa l’UNIONE MONETARIA COLLASSERA’.”

      Robert Mundell, Premio Nobel per l’Economia nel 1999, Teoria delle Aree Valutarie Ottimali, 1961

      Ovviamente per “strutturalmente diversi” si intende IN PRIMIS paesi con DIFFERENTI TASSI DI INFLAZIONE ( nonchè DIFFERENTI tassi di interesse, sistemi industriali, fiscali, previdenziali, mercati del lavoro, culture, lingue, ecc… ).

      Inoltre gli indicatori OCSE fanno registrare un RALLENTAMENTO della PRODUTTIVITA’ sul LAVORO in Italia proprio a partire dalla fine degli anni ’90, ossia da quando sono state introdotte le prime norme sulla FLESSIBILITA’ ( note come Pacchetto Treu e varate nel 1997-98 ) e da quando l’Italia ha RIVALUTATO la LIRA per rientrare nel SISTEMA MONETARIO EUROPEO ( 1996 ) e poi nell’EURO ( 1999-2002 ). Ovviamente NON E’ 1 COINCIDENZA.

      • Credo che se la situazione italiana sulla precarietà del lavoro ha raggiunto livelli intollerabili ciò è dovuto non soltanto all’inflazione, che incide,a mio parere,in via incidentale, ma ad altri fattori prettamente legislativi. Primo fra tutti la riforma Biagi, che ha creato i classici lavori a tempo determinato e ha avviato la classe sociale dei precari, poi una standardizzazione del salario minimo che per legge, solo per legge, dovrebbe garantire un’effettiva remunerazione in base alle capacità lavorative. Però non tiene conto dei fattori esterni da te elencati, come l’inflazione, ma anche il potere d’acquisto, la tassazione. Se un’azienda assume come apprendista perché reputa conveniente questo contratto, nel momento in cui dovrà assumere a tempo pieno il ragazzo, garantendo un salario minimo legale, questa è disincentivato poiché magari si trova in una situazione di bilancio in attivo, ma con mancanze di liquidità. Che assumerà a fare se non potrà garantire quel minimo legale in assenza del quale potrebbe essere tacciata di evasione fiscale?

  4. poi ci sono aziende come detraggono tutti i loro costi sulle tasse, pagando praticamente un cazzo, poi ci sono le aziende come FIAT che fatturano 2.5 miliardi l’anno quando il mercato va male e pagano 600 milioni di tasse (il 38%) ogni anno, ma decidono di andare a pagare le tasse a Londra (12% di tassazione per le aziende estere che delocalizzano grazie alla politica liberista-riformista) e i poveri scemi che restano in Italia dovranno pagare 600 milioni in più per gli anni futuri per il mancato gettito fiscale…mentre Yaki trolla i giovani dicendo lodo che sono dei poltroni che vivono troppo bene a casa (non bastasse choosy, sfigati, bamboccioni… ora pure spacciati per poltroni).

  5. è l’eterna lotta tra datore di lavoro e dipendente, “schiavo e padrone” , la solita storia di diritti e doveri, di soprusi ed ingiustizie. E’ il risvolto della medaglia. Ci sono tanti imprenditori che approfittano di questa situazione e tanti lavoratori che fanno la stessa cosa, con modalità differenti. Penso che non si debba mai generalizzare. In ogni caso il vostro punto di vista purtroppo trova consensi in tante persone che hanno vissuto esperienze analoghe. Come dice Aida, se la pressione fiscale fosse più leggera, probabilmente non staremo qui a discutere di questo argomento.
    p.s. esistono anche imprenditori che vedono nei propri dipendenti dei collaboratori parte integrante dell’azienda. Che li gratificano umanamente ed economicamente, pur con grossi sacrifici. Auguro a tutti di incrociare la vostra strada con uno di questi ed allora magari vi renderete conto che esistono anche delle sfumature del grigio 🙂

    • La PRESSIONE FISCALE si scarica IN PRIMIS sullo STIPENDIO LORDO dei LAVORATORI DIPENDENTI, indi per cui è RIDICOLO che le aziende facciano le “vittime” e diano la colpa alle TASSE.
      Il problema è il TASSO DI CAMBIO. Non avendo + FLESSIBILITA’ VALUTARIA ( soprattutto se si fa parte di 1 UNIONE MONETARIA ) per COMPETERE bisogna IMPORRE FLESSIBILITA’ del LAVORO.

    • “Quando paesi strutturalmente diversi adottano 1 UNICO TASSO DI CAMBIO FISSO, se si verifica uno SHOCK ESTERNO, come una RECESSIONE GLOBALE, è necessario che nei paesi in maggiore difficoltà i lavoratori accettino di FARSI TAGLIARE i SALARI o di EMIGRARE all’ESTERO in cerca di lavoro. In alternativa l’UNIONE MONETARIA COLLASSERA’.”

      Robert Mundell, Premio Nobel per l’Economia nel 1999, Teoria delle Aree Valutarie Ottimali, 1961

      Ovviamente per “strutturalmente diversi” si intende IN PRIMIS paesi con DIFFERENTI TASSI DI INFLAZIONE ( nonchè DIFFERENTI tassi di interesse, sistemi industriali, fiscali, previdenziali, mercati del lavoro, culture, lingue, ecc… ).

    • Inoltre gli indicatori OCSE fanno registrare un RALLENTAMENTO della PRODUTTIVITA’ sul LAVORO in Italia proprio a partire dalla fine degli anni ’90, ossia da quando sono state introdotte le prime norme sulla FLESSIBILITA’ ( note come Pacchetto Treu 1997-98 ) e da quando l’Italia ha RIVALUTATO la LIRA per rientrare nel SISTEMA MONETARIO EUROPEO ( 1996 ) e poi nell’EURO ( 1999-2002 ). Non è 1 COINCIDENZA.

  6. ho letto un blog, dove un awocato risponde “ai diritti dei extracomunitari” badanto-colf ect”
    e ce era una domanda al’italiana: perchè noi italiani lavoratori non abbiamo stessi diritti? … e la risposta del awocato? – perchè gli italiano non sanno pretendere e lottare per i loro diritti! …
    Perplessa e incazz al inizio, ma poi riflettendo, ha detto la verità! Noi abbiamo troppo paura per ribellarsi!
    Perchè? …
    perchè viviamo qua, senza essere tutelati! noi non abbiamo diritti!! punto! il datore maledetta o forse no, … ma la verità e chè siamo molto piu sottopagati … ma la paura e un cattivo consigliere si sa! …
    scusate se scritto semplificato, alla buona senza paragrafi e varie … ma penso che semplicemente dovremmo rivoluzionare e spogliare la paura! Uniti però!!
    Un triste saluto
    Lisa
    Finchè accetteremo tutto a testa bassa le cose non cambieranno, finchè gli stronzi continueranno a privarci dei nostri diritti le cose non cambieranno. E se non ci muoviamo e non facciamo qualcosa non abbiamo neanche il DIRITTO A LAMENTARCI.
    ESATTO!!

  7. ps … E NON SOLO RINUNCIA, ma ti fanno sottoscrivere un foglio bianco, che se per caso rimani incinta, [….] sei licenziato di tronco!! e poi si meravigliamo?? perchè si firmano tutte le donne … e una vergogna!
    Ci vorrebbe piu fatti e meno parola … ormai ce poco da perdere!

  8. Pingback: fine pena IERI | La disoccupazione ingegna

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