DISOCCUPATI VITE IN PARALLELO: L’ ANSIA DA PRESTAZIONE DEL DISOCCUPATO

disoccupati parallelo2

Il disoccupato ha moooolto moooolto tempo libero, ma non è detto che a tale tempo libero coincida la voglia di fare. Ci sono quei giorni in cui casa è perfettamente pulita, i 50 cv giornalieri sono stati inviati quindi nella mente aleggia un solo pensiero: SI, SONO DISOCCUPATO PASSO TUTTO IL GIORNO A LEGGERE NEL LETTO. Questo avvenimento raro accade raramente, perchè il disoccupato NON HA TEMPO DA PERDERE, ma un giorno di ferie dalla disoccupazione lo si può anche concedere. Ed ecco, che proprio quel giorno chiama la mamma:

– Gioacchì che fai?
– Niente, sto leggendo
– Non sei in giro a lasciar CV (tono velatamente minaccioso…)
– Oggi no..
– Perfetto tra un oretta dovrei venire dalle tue parti, passo a prendermi un caffè così parliamo un pò…

PANICO PA PANICO PANICO PAURA…

Nel giro di due secondi un disoccupato normale si trasforma nell’ispettore Gadget, anche se la casa è perfettamente pulita, il disoccupato sa che i suoi canoni di giudizio non sono quelli di sua madre. Mazza, straccio, liquido per le piastrelle, liquido per il marmo, stira e ammira per il pigiama che ha indosso. In un’ora la casa non è perfettamente pulita di più…è piùcheperfettamente pulita. Nel momento in cui sta per fare il giro di ricognizione della casa, suonano al citofono….sale la mamma.

– Mamma, vuoi un caffè?
– Certo, ma prima dovrei andare in bagno
(fotografia mentale del bagno…ok bagno pulito)
– Io intanto preparo.
Mamma e disoccupato si accomodano in salotto, mamma tranquilla disoccupato con le sudorazioni di Bonolis. L’aria è distesa, si parla di disoccupazione…

– Ma li hai mandati in cv oggi? Ho saputo che la sorella dell’amica di una tua cugina di quinto grado ha trovato lavoro…perchè lei si e tu no…e poi ancora con il pigiama.. se il lavoro dovesse venire a bussarti a casa e ti trovasse in piagiama??

Solite domande, solite risposte….ad un certo punto l’occhio della madre si sposta sul ripiano della libreria, quello che, il povero disoccupato ha tralasciato perchè si trova pratcamente  appicciacato la soffitto.

Reazione della mamma:  http://www.youtube.com/watch?v=ycTexEJ_pMg

MI STAI DILUDENDO…VUOI CHE MUORO?? NON HAI UN LAVORO, ALMENO FAI LE PULIZIE MA COSA TI COSTA, PRENDI UNO STACCIO, LO UMIDIFICHI CON DELL’ACQUA E AMMONICA, POI PRENDI LA SCALA TI INERPICHI FINO AL SOFFITTO, TOGLI I LIBRI PASSI LO STRACCIO, POI RIPASSI IL PIANO CON UNO STRACCIO ASCIUTTO, RISCIACQUI LO STRACCIO BAGNATO E PULISCI LE COPERTINE DEI LIBRI LE RIMETTI A POSTO IN ORDINE DI ALTEZZA, DOPODICHE’ FAI GLI ALTRI RIPIANI TI SEMBRA DIFFICILE???

Cara mamma,
1) prima che tu venissi ho pulito tutte le fughe del bagno con la vaporella, fuga per fuga e tu t’attacchi alla mensola?
2) se sapessi pulire fantasticamente come tu vorresti che io facessi a quest’ora farei la donna delle pulizie, avrei un lavoro e guadagnerei un botto di soldi
Tutto questo, il disoccupato lo pensa ma non lo dice, guarda attonito la madre che è già andata in bagno e chiede insistentemente dove si trova l’ammoniaca…

Inviate le vostre storie di “disoccupati vite in parallelo” a : valeriadevito@gmail.com

11 thoughts on “DISOCCUPATI VITE IN PARALLELO: L’ ANSIA DA PRESTAZIONE DEL DISOCCUPATO

  1. Sul pulito non mi pronuncio, chessennò suono troppo ripetitiva (http://forsesipuofare.wordpress.com/2013/11/25/neocinquilinato-e-esplosa-la-bomba-del-pulito/)
    … siccome sono ridisoccupata da oggi, la poetica di Mimadre che posso riportare è quella relativa a quando vivevo ancora da loro e si riassume nel paradigma “Guarda le svolte che fioccano sulle vite degli altri e non sulla tua” condita con le mie rispostacce lapidarie … perchhé le SVOLTE in Italia non esistono:

    – Il figlio dell’amica mia vive da solo a Roma con 500 euro al mese, fa il cameriere e studia ingegneria. E tu ?
    Risposta: Percepisce assegno mensile di euro 400 dal padre divorziato, la casa è della nonna, il lavoro glielo ha trovato la mamma “coll’amici” ed è pesantemente fuori corso.

    – La figlia della mia collega lavora nel call-center di “Azienda notoriamente fallita nel 2007”, fa le ore che vuole lei quando vuole lei, ha il contratto e prende 30 euro l’ora con sei mesi di ferie pagate all’anno. E tu ?
    Risposta: Di’ alla tua collega che sua figlia ha un fidanzato sudafricano e che siccome lei è troppo razzista preferisce dirle che lavora piuttosto di presentarglielo.

    – Il nipote di zioGGino paga dieci euro al mese di affitto e abita a Piazza di Spagna. E tu ? (questa è più recente)
    Risposta: lo arrestano il giorno dopo perché spacciava.

    Evviacosì

    La mia risposta era sempre la seguente: “GRAZIEALCAZZO … ma comunque, dammi il suo numero”.

  2. non ho molto da aggiungere…. nel mio periodo disoccupato tenevo in ordine ma mia mamma era troppo occupata ad incavolarsi perché avevo appena adottato due gattini…che in quel momento ti dirò erano la mia ancora di salvezza insieme al mio spiccato buon umore arrivato dopo la prima settimana di pianti e notti insonni… grazie a Dio il pensiero dei miei felini ha tenuto mia madre lontana dalle mie mensole…altrimenti altro che disperazione….:-D

    • sul blog!!!!!!!!!!!!!! tra i precedenti articoli di “disoccupati vite in parallelo” oltre alle mie storie c’è la storia di una ragazza che ha voluto raccontare la sua storia e contribuire alle storie della disoccupazione ingegna

  3. Non sei in giro a consegnare CV?!
    Mamma, ho esteso così tanto l’area dove ho consegnato curriculum vitae che ora manca solo di andare fisicamente in Germania a darli. Mi paghi il biglietto del treno?

  4. La disoccupazione per chi sta in campagna è un concetto differente. Se non hai un tubo da fare, e disgraziatamente qualcuno se ne accorge, ti ritrovi subito con una vanga tra le mani (ben che vada): è una magia sorprendente che ancor oggi fatico a comprendere. Non scherzo: in campagna c’è la piena occupazione, bisognerebbe spiegarlo ai sindacalisti. Quella realizzata a suo tempo nei gulag, per intenderci.

    Per mia fortuna ho un lavoro da alcuni anni; non è una gran cosa, ma mi permette di stare lontano dalla gerarchia familiare. Casomai dovessi perderlo – e non è impossibile – dovrei pormi il problema di filare lontano lontano.

  5. Esco con la barba incolta. i cappelli lavati da qualche gg. ai bagni pubblici. Addosso i vestiti puliti sono quelli consumati che stavo per passare avanti solo qualche settimana fa.
    Sono le 4 di mattina e fa maledettamente freddo oggi. Ho una moneta da 500 lire in tasca. Quasi ricco sembro, eppure l’ho trovata per strada.

    Col primo passaggio in autostop faccio quasi tutta la strada. Dico che vado ad aiutare uno che mi paga in nero (sarebbe quasi vero), che sto forse due gg. (quasi vero) e che poi tornando in autostop dovrei aver con me quel che mi bastare vivere per alcuni gg. forse una settimana (questo proprio non si può’ sapere prima). Un solo altro passaggio e sono in centro. Mi siedo al solito posto. Manco da un mese o poco più. Il cartello di plastica sta proprio dove l’ho lasciato.

    La giornata comincia lenta e pian piano si svolge. A mezzogiorno ho finito il termos di caffè. ho parlato con molti, certo non con tutti. Quasi tutti mi hanno lasciato qualcosa, non sembrano le solite 4 parole tanto per parlare. Qualcuno mi perfino chiede se abbia un curriculum. con me? Beh non è il genere di posto di lavoro dove uno si porti dietro un cv.

    Dopo 3 ore, per precauzione mi assento per un po’ e così mi sgranchisco le gambe. Quando torno vedo che qualcuno ha preso il mio posto. Non conosco bene questo luogo e qui ho un solo posto dove stare. Mi sposto di quasi un chilometro.

    Alle sei di sera prendo a scrocco il bus per tre fermate. Sono li vicino ad un albero lungo il viale sventolando un pollice. Passa proprio lo stesso furgone che mi ha portato qui stamattina. Gli dico quasi il vero dicendo che c’era poco lavoro, in pratica per un giorno solo e che torno con 25 mila lire.

    L’elemosina non una paga. E questo è il fatto vero. L’elemosina. Cioè la compassione.
    Fu un periodo di sbandamento a seguito di un periodo di successo lavorativo troncato improvvisamente.
    Che non posso dire nulla di più. Non vorrei che qualcuno mi scriva per avere quei soldi indietro.

    Ma in definitiva non mi sono mai più risollevato definitivamente da quel trauma. Di perdere di colpo il lavoro, intendo. Ho trovato altri lavori. Di settimane tanti, tantissimi. Di mesi, spesso. Di anni solo un paio.

    Ancora oggi vivo di elemosina: è una busta paga piccola, che mi danno per non vedere quanto velocemente riuscirei a spegnermi.

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