E IO DI COSA ODORO?

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Qualche giorno fà NannaSo ha pubblicato un articolo su “la canzone del disoccupato” io, nello studio di una collega, ho trovato LA FILASTROCCA DEL LAVORATORE (titolo originale GLI ODORI DEI MESTIERI)

Io so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d’olio la tuta dell’operaio,
di farina sa il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicine c’è buon odore.
I fannulloni, strano però,
non sanno di nulla e puzzano un po’.

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Gianni Rodari quando nel ’60 pubblicò questa filastrocca, pensò a tutti tranne che al disoccupato
ALLORA IO DI COSA ODORO?

  • ODORO DI CANDEGGINA  per il tempo passato a pulir la casina (qualcosa la devo pur fare!!!)
  • ODORO DI ROBA USATA perchè non mi sono cambiata durante la giorata,
  • ODORO DI CAFFè perchè altro modo per star svegli ai corsi di formazione non c’è!
  • ODORO DI CARTA APPENA STAMPATA perchè oggi, in giro a consegnar curriculum sono andata,
  • FORSE ODORO DI PROFUMO perchè la data di questo concorso non c’è l’assicura nessuno
  • qualcuno pensa che puzzo un pò, ma io fannullone no sò (licenza poetica 🙂 )

e voi di cosa odorate? lunga la strada stretta la via..continuate voi la poesia…..

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13 thoughts on “E IO DI COSA ODORO?

  1. Hai preso proprio l’idea di Rodari di creare filastrocche dalle storie quotidiane!
    A parte ciò… mi sa che odoro anche io di qualcuna di queste! ma un po’ odoro pure d’inchiostro a furia di disegnare pagine masrto… (mi posso impegnare di più!…appena torna l’ispirazione ripasso!)

  2. di grafite odoro un po’,
    perché tutto il giorno a far parole crociate sto
    E odore di rabbia
    addosso ho
    Perché in questa gabbia
    e’ da troppo che sto…
    E di polvere odoro un po’
    Perché sempre per strada io sto
    Ma per fortuna una donnetta non son
    Perché come dice il Liga poi… Non va più via l’odore del..lesso

  3. Odoro di libri,
    di carta stampata
    ai quali un’occhiata ancor non ho data.
    Odoro del dolce odore del pigro;
    odoro del bianco
    di un camice stanco
    prima ancora di cominciare.
    Odoro di bionda e tenera camomilla
    che tenta invano di farmi calmare.
    Odoro di ansia, un aspro odorino
    che sento ogni volta mi sveglio al mattino
    e mi accorgo che è il tempo a passare,
    che lui va avanti senza aspettare.

  4. Odoro di chiuso, eh sì, perché sto tutto il giorno al PC,
    odoro di mamma perché le sto attaccata come una scimmia,
    di caffè e marmellata, di golf della nonna,
    perché di una giovane donna ho solo l’età.
    Odoro di una pungente mela lasciata a metà,
    di benzina, di neve, e verso sera un po’ di nostalgia.

  5. UN TALE DI MACERATA
    Ho conosciuto un tale,
    un tale di Macerata,
    che insegnava ai coccodrilli
    a mangiare la marmellata.
    Le Marche però
    sono posti tranquilli:
    marmellata ce n’è tanta,
    ma niente coccodrilli.

    Quel tale girava
    per il monte e per la pianura
    in cerca di coccodrilli
    per mostrare la sua bravura.
    Andò a Milano, a Como,
    a Lucca, ad Acquapendente:
    tutti posti bellissimi
    ma coccodrilli… niente!

    È ancora lì che gira,
    un impiego non l’ha trovato:
    sa un bellissimo mestiere
    ma è sempre disoccupato.

  6. Rodari e Mario melloni (in arte Fortebraccio) scrivevano quello che scrivevano per dare dignità al lavoro e non per toglierla. Non parlavano dei disoccupati, ma di coloro che avevano un mestiere e del valore che aveva questo nella vita. Tu se hai un mestiere, salvo che non voglia insegnare ai coccodrilli a mangiare la marmellata, hai una dignità e uno scopo nella vita. Cercare lavoro non vuol dire essere cialtroni, o meno dignitosi di altri: significa purtroppo svolgere un’attività non remunerativa in attesa di trovarne una che ti permetta di vivere. Per questo penso che la poesia di Rodari nel 1960 ci stia tutta e non escluda anche coloro che un lavoro non l’avevano e non ce l’hanno 50 anni dopo. Ti saluto e fai una buona vita

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