La disoccupazione … crea dipendenza. Leggere attentamente le avvertenze prima dell’uso.

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Che la disoccupazione unisca o provochi un’esternazione del nostro migliore ingegno è ormai un dato di fatto.

Ma nessuno si è mai accorto che nei soggetti meno ingegnosi e più allocchi, la disoccupazione provoca una reale dipendenza?

Quando si tratta di parlare del tema lavoro/non lavoro siamo tutti bravi: i più diligenti non dormono la notte per via di questo problema, i più furbi (e anche i più fannulloni) si lasciano cullare dalla pretesa del lavoro perfetto, il tipico lavoro da impiegato alle Poste (ma assolutamente non sotto al sole cocente né su un motorino al freddo e al gelo, per non parlare poi della pioggia!) o all’INPS, quasi volesse un impiego da direttore e assegni a sette zeri per tutta la vita.

Il lavoro perfetto per costui non è quello qualunque, ma lo sfaccendato preferisce il contratto a tempo indeterminato subito, assolutamente no stage (impensabile, poi, senza rimborso spese), men che meno da apprendista per un futuro  inserimento lavorativo.

Costui deve avere TUTTO SUBITO, niente vie traverse per un lavoro con mezze speranze, ,ma solo la strada diretta per il paradiso lavorativo.

Come se lui fosse unico al mondo, non è capace di assoggettarsi a qualsivoglia tipologia di mansione pratico/manuale, per attendere un futuro migliore: non farà mai il cameriere, da dimenticarsi assolutamente la professione di personale per la pulizia e/o assistenza anziani.

Non sottostà alle leggi infernali della guerra contro la crisi e pretende il massimo solo perché crede di meritarselo. Perché solo lui ha subìto tutte le condanne contemporaneamente.

In fondo c’è speranza per tutti, specialmente per lui, il vigliacco, quello che non riesce a spostarsi per più di 10 km da casa, quello che deve avere il luogo di lavoro possibilmente sotto casa, non oltre i 100 passi dal proprio portone.

“Lui” non ha bisogno di consigli, non ha bisogno di cercarlo, il lavoro, perché sarà quest’ultimo a cercare il primo: basta scrivere mail, non è necessario girare studi associati o agenzie del lavoro, tanto, afferma convinto, è tutto inutile.

Una volta mi sono imbattuta in una persona che era disperata per la ricerca ossessiva di una professione, alla quale ho fatto presente che cercavano una segretaria in un paesino vicino al nostro: la sua risposta è stata abbastanza imbarazzante e sconfortante: «No, troppo lontano!».

Beato lui, il menefreghista latente, il malato di Facebook, il figlio di papà e/o mamma con l’I-Phone (ma senza l’ombra di un soldo), il mantenuto, lo pseudo-disperato senza stipendio, beato lui che di disperato e triste ha solo l’indole.

Buona ricerca a tutti!

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