A volte ritornano: cronaca del Concorsone made in Profumo

 

concorso

Eccolo qui, temuto, desiderato, bramato e sempre odiato: il concorso per arruolare ben 11892 aspiranti docenti…

E così più di 320 mila precari, nullafacenti, disoccupati (o mal occupati, alle prese con crisi di aziende e/o di studi vari) fanno domanda: panico tra le fila del Ministero, da cui arrivano testuali parole: “Non ci aspettavamo cotante domande di iscrizione”.

Giusto, perché quei buontemponi dei politici non conoscono mica cosa significhi cercare lavoro, men che meno sperare così tanto di mettere fine ad anni di insegnamento sparsi nei paesi degli hinterland provinciali di qualsivoglia regione.

Affannati, delusi, esterrefatti, gli aspiranti si preparano all’Apocalypse Now.

Il giorno dei giorni, Il grande incubo è tornato: vincitori di concorso del precedente bando del 2009, docenti delle graduatorie ad esaurimento e svariati esauriti senza un posto fisso (perché troppo choosy, direbbe la nostra cara amica Elsa) ci provano: l’inserimento della domandina è da esaurimento anche quello, complice la paura di sbagliare, domande inserite ma non inoltrate, titoli valutabili (e non) ai fini concorsuali, le tipiche FAQ (che più che fornire chiarimenti mettono in crisi qualsiasi uomo dotato di senno), hanno creato un’aurea di mistero intorno a questo concorso da strapazzo.

L’attesa dei venti giorni prima del concorso per conoscere date, luoghi e la lunga lista dei test da cui sarebbero state pescate le domande della prova, è stata straziante.

Proteste contro lo slittamento del giorno di pubblicazione delle date,  le “genialate quotidiane” del Ministro stesso (sembrava quasi che ogni giorno, non avendo nulla di meglio da fare, tentasse di cambiare le carte in tavola su questo concorso – cit. domanda n. 941 Batteria Miur).

E giù di qui: gruppi di docenti imbestialiti contro “il sistema” che continua a non funzionare, contro “una prova che non prova” quanto un aspirante docente possa essere un buon insegnante.

Dal momento della pubblicazione dei test, nottate passate davanti al pc a provare le batterie dei quiz tra una poppata e l’altra (ebbene sì, alcuni insegnanti o aspiranti tali, sono madri di famiglia, con una casa da gestire e il lavoro da precaria da mandare avanti….gente comune insomma, mica parlamentari che valgono migliaia di euro al mese!), tra i compiti del figlio più piccolo, i pianti di quello più grande, le supplenze temporanee da effettuare per mantenersi nella città dove si svolge una professione ormai quasi completamente declassata.

Gruppi Facebook creati per aiutarsi a vicenda, per rispondere a chi di matematica non ne capisce granché, poiché tanto “siamo tutti sulla stessa barca”; non c’è timore che l’altro possa prendere il posto che potrei occupare io, perché tanto “peggio di così, non si può stare”.

E d’altro canto come dare torto al Ministro dell’Istruzione, il quale ha consigliato vivamente a tutti coloro che non si sono preparati adeguatamente di non presentarsi affatto il giorno della prova, poiché se non dovessero passare, sarebbero automaticamente eliminati dalla fortunata schiera di aspiranti docenti per il prossimo concorso, che (pare) si terrà tra due anni. La mia sentita risposta sarebbe stata: «Grazie Ministro, non doveva, davvero! Quanti consigli utili per questo concorso, che bello sapere che qualcuno pensa anche a noi! Però ho ben 29 anni e credo di poter decidere per bene quale sia la cosa giusta per me, nel pieno delle mie facoltà mentali (fatta eccezione per gli ultimi venti giorni, da quando sono state pubblicate queste Sue benedette batterie. Che io sia uscita di senno lo possono testimoniare in tanti!). Inoltre ritengo che nessuno sia venuto da Lei a dire “Faccia meglio il Suo di mestiere”, perciò perché dovrei accettare cotante belle avvisaglie?».

Tra i candidati il panico, la paura, lo sconforto per doversi misurare con test di logica (peggio delle domande psicologiche fatte al militare, della serie: “Ti piacciono i fiori? Faresti il fioraio?”) dove cinque treni con diverse velocità partono in diversi momenti della giornata, indovina quale arriva per primo (sarebbe più sensato e logico chiedersi quale possa deragliare, visto che siamo in Italia, il paese delle tragedie), dove “Cinque ragazze prendono il sole a New York, una ha il costume intero, l’altra legge un libro e due di loro sono cugine. Individuare la conclusione logica corretta” (scoprendo malamente che, alla fine, “A Roma non sono le nove del mattino”), dove ancora “Su una scrivania il computer sta tra il porta penne ed il telefono. Il porta penne tra il telefono e il fax” ( ci manca solo che ci chiedano “Scopri dov’è il tuo capo!”), un po’ come al gioco delle tre carte (“Carta vince, carta perde”), dove Alberto, Marco e Michele si sfidano a chi scrive peggio (“Individuare tra i seguenti studenti, quello che fa più il punteggio migliore), e ancora scoprendo che “Cinzia va spesso al cinema” (in quanto attrice, perchè gli attori, si sa, vanno spesso al cinema!), “Oggi Gilda non lavato capi di colore rosa in lavatrice” (conclusione più che logica se si pensa che: “Gilda lava sempre i capi in lavatrice distinti per colore – oggi ha fatto un solo bucato in lavatrice – e – oggi ha lavato in lavatrice della biancheria nera” … logico, no?). E, dulcis in fundo, poi ci sono i piccoli Mattia, Marco, Niccolò, Giorgio, Federico (e chi più ne ha più ne metta), i quali hanno sempre tante tessere con cui formano un fantastico quadrato o un bellissimo triangolo equilatero, a volte con lati di misure diverse (non sono mancati commenti del tipo: “Ma non potevano giocare con la Playstation, invece di trastullarsi con queste maledette tessere?).

Ma non basta! Non bisogna dimenticare i conticini con numeri  di svariate cifre, dove la cifra delle centinaia è uguale alla somma di quella delle decine con quella delle unità, aste di metallo sospese per il loro centro e di cui bisognava calcolarne i pesi da posizionare per ristabilire l’equilibrio, percentuali da ricavare, pesate da ipotizzare per individuare se tra 11 gettoni, apparentemente identici, ce ne sia uno più pesante degli altri.

Per non parlare del test di lingua, livello B1 per chi si misura con l’Inglese, periodi ipotetici di primo, secondo e terzo tipo (parti di programma di lingua che non vengono effettuate nemmeno alle scuole superiori).

Sarebbe stato meglio se il bando avesse, dunque, recitato: “Può partecipare al concorso chi sia in possesso di Diploma di istituto tecnico o diploma di magistrale entro il 2002 e chi ha conseguito la laurea entro il 2002…o anche chi è dotato di super-poteri, della bacchetta magica, di Laurea in Ingegneria aerospaziale, Matematica, Inglese ed Informatica…non troppo anziano, ma nemmeno troppo giovane, capace, chiamare preferibilmente ore pasti…”.

Adesso, nei due giorni di prova, finalmente si è alle prese con la tecnologia (il Ministro ha pensato a qualcosa di encomiabile come effettuare i test solo tramite pc, guadagnandosi il primo posto in Europa per la modalità concorsuale) e gli aspiranti docenti hanno effettuato il test, tramite batteria casuale.

E  naturalmente la beffa continua: computer non funzionanti e sistemi bloccati al termine della prova (con relativi momenti di panico in cui gli pseudo-aspiranti hanno anche preso a calci il proprio computer impazzito, in quanto costretti a fare nuovamente il test).

E passato il giorno di dolore che uno ha , non si può fare a meno di ricordare il pusillanime, il godet e il mandigala,  lo zebù, il pinot, il saluberrimo, l’impudico, la calotta del cappello e della geografia, l’ecotipo e lo stipo, l’honduregno, l’echidna (ossia il riccio), la ginecocrazia, il “Guasto sta a rotto come ghiotto sta a goloso”, il nocumento, il nefando, l’azzimato (qualcuno sapeva che significasse elegante?!), il becero, il diafano, il fatto-gatto-matto e tutte le migliaia di combinazioni di termini che prima profondamente ignoravo. Solo per questo, La ringrazio, Ministro!

E i risultati disastrosi di questo incredibile test non hanno tardato a mostrarsi : uno su mille ce la fa, un po’ come recita una canzone famosa.

E quell’Uno, il Fortunato con la f maiuscola, il futuro docente, rimarrà soddisfatto al termine delle tre “Fatiche di Ercole”?

In fondo, sono tempi nefasti, disgraziati, dolenti, (tutti termini imparati nelle prove) e l’eroe dalle sette sudate camicie (mi raccomando, Maestro, alla I nel plurale della suddetta parola)  è solo un po’ come San Tommaso: se non vede (il posto promesso) non crede (cit. domanda 939 Batteria Miur). In fondo, chi può biasimarlo?

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