LA MODA NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE


In tutta risposta al “Caso Moccia” e al problema della banalità evidenziato da Francesca, posso rettificare e solleticare le menti di ognuno di noi facendo emergere un ulteriore problema: la moda.

Oggigiorno si è sentito tanto parlare di omogeneizzazione delle masse…ma che cos’è questa parolaccia? Certo non sembra nulla di buono…ma per intenderne il significato non ho impiegato molto tempo…l’ho capito subito, già con un semplice giretto nella mia città.

Brindisi non spicca per intelligenza culturale, nonostante sia stato creato un bel programma di eventi estivi che vorrebbe dimostrare il contrario. E non spiccando per intelligenza, mi sono soffermata ad osservare il “brindisino medio”, quello rozzo, il tipo che vuol sembrare alternativo senza tuttavia riuscirci, il tipo da Tagadà, maglia stile Taricone e muscolo in super-evidenza (cit. Nonciclopedia, alla voce “Truzzo brindisino”).

E comincio con la mia lunga serie di “Che tristezza…”, affermazione che mi giunge spontanea in una città come la mia, di cui ancora non riesco ad abituarmi alla sua cafonaggine.

Girando per la città si nota la classica “zambra” provinciale, sminigonnata o con “gonna ascellare” (cit. la mia amica Angela), capello piastrato, meches perfette, reggiseno con spalline trasparenti o, paradossalmente, reggiseno in evidenza, nonostante la scollatura del top abbinato alla minigonna di cui sopra…

Ma la moda è la moda e se Valentino dice che il rosso è in voga quest’anno, tutti, come quei soldatini di piombo che mio cugino aveva da piccolo e che manovrava a suo piacimento (oltre che mio), ma proprio tutti obbediranno al Grande Maestro, che di grande ha solo la furbizia con la quale gira e rigira frittate di colori visti e rivisti.

In fondo la moda è proprio questo: un andirivieni di pizzi, fantasie, stili abbinati e intrecciati in tutte le salse possibili e immaginabili. Solo che a decidere come mescolare ‘ste salse non siamo noi, ma gli Onniscenti, i Santi Dolce e Gabbana, il Guidi (che non è un pittore, né un letterato, ma il Piero Guidi che sforna borse da centinaia di euro), il tralasciato Lacoste, l’ever-green Alviero Martini (con le sempre-eterne, nonché uguali, borse con le mappe…talmente vendute da far invidia all’inventore di Google Maps…abbinate sempre e a prescindere da qualsiasi colore tu abbia indosso…in fondo è un’Alviero Martini, eh!), l’intramontabile Louis Vuitton (la marca più taroccata e invidiata da tutto il mondo) e la classica (a tratti sportiva) Kipling.

Come sarebbe la nostra vita (specialmente quella dei brindisini) senza le marche? Senza che qualcuno ci dettasse la Legge della Moda, sacra, inviolabile, inappellabile ed invincibile? «Se sei fuori moda, sei out!», ti risponderebbe per giunta un ragazzino oggigiorno, che ha imparato a pronunciare le parole Nike e Adidas prim’ancora di dire Mamma e Papà. Ha chiesto alla nonna la domenica non una caramella ma un tot di euro che oscilla dalle cinquanta alle cento per comprarsi l’ “indispensabile”, ossia una caramella e con il resto la collana Cesare Paciotti, il cui punto forte è semplicemente quella croce che riconosco sia veramente brutta, tanto da preferire le pessime catene d’oro, con annesso ciondolo a forma di croce…le tipiche bruttezze di una volta.

È incomprensibile come si possa preferire l’apparire all’apparire morti di fame: in fondo è meglio vestirmi come una cessa però la Louis Vuitton non me la deve togliere nessuno…un po’ come la pubblicità del De Beers “Un diamante è per sempre”…

In fondo che male c’è se si preferisce il mercato del giovedì a Sant’Elia per gli abiti e la boutique del centro (nella migliore delle ipotesi) o l’ “uomo di colore” che vende borse taroccate…l’importante è sembrare perfetti.

E allora via con le spese pazze, l’abito firmato, la collana firmata, il jeans firmato, la scarpa firmatissima per finire a fermarsi con le amiche e cercare quasi di giustificarsi dicendo: “La marca è sempre la marca” concludendo quando ti si rompe la tracolla Carpisa o il trolley Fergi, con frasi fatte come: “E’ inutile…comu spindi, mangi!” (trad. it. “la qualità si riconosce da quanto si è disposti a spendere”…)

E vai con i salassi, gli acquisti del “tanto al mese”, i “saldi non saldi” e il non arrivare a fine mese…

Perché giustamente, in fondo in fondo…c’è pur sempre crisi!

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